








Mathéo Jacquemoud ha scritto una nuova pagina nella storia dell'alpinismo completando un'eccezionale traversata delle Alpi. Partendo da Vienna e giungendo a Nizza, ha percorso l'intera catena montuosa in soli 19 giorni, utilizzando esclusivamente sci e bicicletta. Quest'impresa, definita "by fair means", ha richiesto una combinazione straordinaria di resistenza fisica, abilità tecniche e una profonda comprensione dell'ambiente alpino. Jacquemoud ha saputo affrontare condizioni meteorologiche avverse e terreni impegnativi, dimostrando una determinazione fuori dal comune che lo ha portato a superare ogni ostacolo. Questo viaggio non è solo un record sportivo, ma anche un'ode alla natura incontaminata delle Alpi e alla capacità umana di spingersi oltre i propri limiti.
Il 26 marzo, alle 18:15, l'alpinista francese Mathéo Jacquemoud ha tagliato il traguardo sulla Promenade des Anglais a Nizza, coronando un'avventura iniziata 19 giorni prima a Vienna. La sua traversata integrale delle Alpi è stata un'odissea "by fair means", un termine che sottolinea l'assenza di mezzi motorizzati. Jacquemoud ha percorso un itinerario personalizzato alternando sci e bicicletta, coprendo un totale di 2200 chilometri e accumulando un dislivello di 86.000 metri. Le cifre parlano chiaro: 715 chilometri sugli sci con 60.000 metri di dislivello e 1474 chilometri in bicicletta con 25.840 metri di dislivello, per un totale di circa 200 ore effettive di movimento. Un connubio perfetto di velocità, resistenza e una visione strategica.
Le prime tappe del viaggio hanno visto Jacquemoud affrontare le salite iniziali in bicicletta da Vienna, per poi indossare gli sci tra Dachstein e Hohe Tauern. Ha rapidamente trovato il suo ritmo, concatenando le prime cime e raggiungendo il Grossglockner, dove è stato affiancato da parte del suo team. Questa fase iniziale è stata caratterizzata da intensi cambi di assetto e lunghi spostamenti. Successivamente, nelle Dolomiti, ha affrontato percorsi tecnici come il canalino del Piz de Puez, proseguendo verso la Val Gardena e la Val Martello. Il tentativo di scalare il Monte Cevedale è stato interrotto a pochi metri dalla vetta a causa del maltempo, seguito da una discesa notturna e una lunga pedalata verso Livigno. Il giorno seguente, ha ripreso la sfida sul Bernina, salendo e sciando le vette del Piz Palü prima di una breve pausa forzata a causa di una tempesta.
Da St. Moritz, Jacquemoud si è diretto verso il Lago di Como e le Alpi Ticinesi, dove ha incontrato condizioni difficili e abbondante neve fresca. Il passaggio nel Vallese è avvenuto attraverso il Passo della Nufenen, ma il clima avverso ha continuato a complicare i piani. Nonostante le difficoltà, ha modificato la sua strategia e ha raggiunto Zermatt in bicicletta, mantenendo la continuità della sua impresa. Il vero cuore dell'impresa è stato il collegamento tra Zermatt e Chamonix in una giornata estenuante, seguito quasi immediatamente dall'ascesa al Monte Bianco in condizioni invernali estreme. Dopo la discesa, ha attraversato il massiccio fino in Italia, raggiungendo il Gran Paradiso, scalato e ridisceso nello stesso giorno. Questi tre giorni hanno rappresentato uno sforzo continuo, con una media di 16 ore di attività quotidiana.
Dopo un breve recupero, Mathéo ha ripreso il viaggio con condizioni meteorologiche proibitive, attraversando la Vanoise e la Maurienne fino al massiccio del Thabor. Il 24 marzo, ha affrontato una lunga traversata di quasi 40 chilometri sugli sci verso il Dôme des Écrins, una delle sezioni più dure a causa del vento, della scarsa visibilità e dell'accumulo di fatica. L'ultima parte del percorso lo ha condotto verso sud, attraverso Queyras e Mercantour. Ha attraversato l'Ubaye e ha raggiunto Isola 2000 con gli sci e la lampada frontale, prima di affrontare l'ultima salita alla Cima del Gélas. Infine, in sella alla sua bicicletta, è sceso verso il Mediterraneo, raggiungendo Nizza in meno di due ore, completando così la sua straordinaria avventura.
Questa impresa di Mathéo Jacquemoud, unendo la forza fisica e la resistenza mentale, si erge come un monumento alla tenacia umana di fronte alle sfide monumentali della natura. La sua traversata alpina, un percorso di 2200 chilometri e 86.000 metri di dislivello, affrontata in meno di tre settimane con la sola energia dei suoi muscoli, rappresenta una lezione di perseveranza e adattamento. Ha dimostrato che, anche di fronte a condizioni avverse e imprevedibili, la pianificazione meticolosa e la determinazione incrollabile possono trasformare un'idea ambiziosa in una realtà impressionante, ispirando tutti coloro che credono nel potere dei sogni e nell'esplorazione dei propri limiti.